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January 31 Effetto Notte 04 " A spasso con Daisy "
Questa vecchia casa è adesso così…. silenziosa….sì ecco…silenziosa….pare senza calore , come se l’ultima notte che è passata sul mondo si fosse portata via da qui tutti i colori e i ricordi , tutti gli affetti e le piccole tenerezze di una vita . Come se , all’improvviso , un ombra gelida e pesante fosse calata giù dall’ora più fredda e abbandonata della notte , e avesse deciso di prender dimora tra queste mura , fino alle fondamenta più umide , fino ai sogni mai dimenticati . Perché con tutto il peso del buio ha schiantato ogni seme di luce , e tutto quello che qui dentro germogliava di buono e di bello è stato risucchiato via . Sì , è andata proprio così , stanotte un ombra fredda e cattiva è davvero arrivata fin qui , e ha scritto il proprio oscuro nome sulla cassetta delle lettere . Non so che altro fare che starmene qui , seduto su questa cigolante sedia a reggermi le mani , mentre l’altro solo rumore che avverto è il rintocco lieve degli orologi della signora Daisy . Se non mi sbaglio però uno di essi deve essersi arrestato , eh sì , deve essere senz’altro così , infatti il suono che da sempre si percepisce qui dentro non è più lo stesso , non è uniforme come ogni altro giorno . Ormai li sento ticchettare insieme da così tanti anni che so accorgermene subito quando qualcosa non va , uno di loro deve essersi fermato , non c’è dubbio , proprio come qualcosa dentro la testa della signora . Già . Con la sola differenza però che le lancette nella sua testa non si sono fermate , oh no , sono semplicemente tornate indietro , tanto indietro….al tempo in cui molti anni fa la signora ancora insegnava a scuola , difatti stamattina mi ha davvero spaventato…lei credeva di dover andare ancora ad insegnare..era disperata perché doveva uscire in fretta e non trovava più i compiti dei suoi alunni..credeva che ancora ci fosse una scuola , e dei bambini , ad aspettarla . A volte mi chiedo se ognuno di noi ha da sempre scelto dentro di sé in che modo uscire di senno , se nel momento della follia senza ritorno non si sia da sempre segretamente scelto , e poi celato , anche alla propria coscienza , il tempo e gli istanti a cui tornare . Che in realtà la follia , l’uscire di senno per età o malattia , non sia altro che il nostro istintivo bisogno di vivere , e in eterno , un istante o un momento della nostra vita particolarmente bello o anche particolarmente significativo . Forse è davvero così … forse abbiamo già dentro di noi , avviluppato nei gangli dell’istinto e dell’egoismo più puro , nei meandri dell’irrazionale assoluto e dell’astrazione da ogni concezione di tempo e di reale , l’istante che da sempre vogliamo per giorno senza fine , il sogno di cui soltanto noi possiamo vivere l’autenticità . In spregio alla morte , al tempo che non può esser valicato o eluso , alle persone e alle cose che non possono essere più raggiunte . Mah… chissà…io adesso so soltanto che non sarei mai voluto arrivare ad un giorno come questo , al giorno in cui il signor Boolie mi avrebbe chiesto di essere io a chiudere la casa di sua madre , ben sapendo che lei non avrebbe mai più potuto abitarvi . Ho nelle mie mani le chiavi di una bella casa , di una casa di ricchi signori bianchi , di una gentildonna ebrea tanto ruvida quanto insospettabilmente dolce . Qualche giorno fa avrei anche trovato la cosa divertente…pensa…io , un “ vecchio negro “ , come mi chiamò quel poliziotto , padrone di un posto del genere…eh sì…mi sarebbe davvero piaciuto farmi vedere chiudere il portone d’ingresso….e proprio dai bianchi che affollano i posti dove non sono gradito…. senza che nessuno di loro avesse potuto farci proprio un bel niente . Nessuno che ti può minacciare e nessuno che ti può gridare dietro “ Fermate quel ladro d’un negro “ . Oh sì , sarebbe stato davvero bello , mi avrebbe ripagato di molte umiliazioni e di molti torti subiti . Anche se so già che , se la signora Daisy avesse potuto ascoltare questo mio pensiero di adesso , magari , con un aria tra lo stizzito e il bonario , mi avrebbe subito redarguito dicendomi “ Sei uno sfacciato Hoke ! “ Sì magari mi avrebbe davvero detto così…ma adesso.. non trovo divertente crogiolarmi in questi pensieri , per niente , perché ora non vedo gratificazione o rivincita , ma solo abbandono . Perché adesso , seppur per pochi attimi , seppur per il tempo che occorre semplicemente a chiudere una porta , non sarò il padrone di qualcosa che è qui e sarà ancora , di qualcosa che riluce e respira tra profumi di caffè e biscotti , mentre il giorno dispiega le sue ore nel vento , come fossero lenzuola grandi e pulite . Adesso sono soltanto il padrone di un mondo che ha concluso la sua corsa nel buio dell’ineluttabile , e dal quale nessun evento o realtà saprà mai richiamarlo indietro . Mai più . Anche perché dal posto dove il signor Boolie porterà tra pochi giorni sua madre nessuno torna a casa propria , nessuno torna a scaldarsi il cuore stanco nelle proprie coperte di sempre . Mi sembra già di poterlo vedere quel posto , tanto che quasi riesco già a sentire l’olezzo dolciastro di brodo e patate che riempie i corridoi , lo strascicare ovattato di pantofole vecchie e stanche per scale troppo lucide , il tintinnare delle pesanti chiavi che rilucono severe dalle cinture degli infermieri . Mi sembra tutto così crudele , così ingiusto . Come se qualcosa di cattivo volesse infettare di oblio proprio quelle parole …. le parole che mi ha detto la signora Daisy guardandomi negli occhi e tenendomi per mano , mentre il morbido chiarore del sole sembrava disegnare echi profondi nella sua voce . “ Hoke…sei il mio migliore amico…” Quelle poche parole hanno dischiuso porte di luce dentro me , come se un mare colmo di cristalli dai mille colori , e dai mille suoni , avesse all’improvviso invaso le stanze polverose della mia anima , portando l’armonia dove c’era soltanto il freddo disordine della paura , portando il vento dove c’era soltanto l’immoto calore del silenzio . Quella frase , così dolce e così bella , mi ha fatto pensare che tutti questi lunghi anni di lavoro non sono passati inutili o indifferenti , non si sono persi e diluiti nella fanghiglia incolore del quotidiano , perché è stata combattuta una battaglia invisibile e muta , dove la vittoria aveva il suo solo sigillo nella comprensione . Credo di aver capito che c’è qualcosa di infinito e indefinibile nelle nostre vite , qualcosa che corre rapido e forte accanto ai sogni che non ricordiamo , dentro i corridoi in penombra , a volte silenziosi , a volte vocianti , delle nostre giornate , qualcosa che va al di là delle convenzioni , così come delle passioni e dei sentimenti , dei compagni per una vita , dell’amore o dell’odio . Io ho capito che il trovare un pezzo di noi , un frammento del tessuto di cui è fatta la nostra anima in qualcun altro rende il tuo respiro più profondo e dolce , perché fa sì che il tuo cielo abbia sempre la stessa luce ovunque , qualunque sia la marea che attraversa la tua spiaggia , perché quando la notte è colma di buio sai che una luce ci sarà sempre , anche soltanto pensandola . Forse la signora Daisy sarebbe senz’altro più brava di me nel definire quel che credo di aver capito , ma non ha poi troppa importanza cosa dire e come , in fondo questo è un pensiero che rimane solo mio , anche se l’abbecederaio per compitare parole , e anime , mi è stato regalato da lei . Ma adesso non posso più indulgere in questi pensieri da vecchio , non ne ho più il tempo …eh no… devo proprio tornarmene a casa mia e chiudere questa vecchia abitazione signorile … magari una volta a casa , davanti ad un buon caffè preparato da mia moglie , potrò riprendere con tutta calma a rifletterci su . Mentre mi alzo dalla vecchia sedia e mi avvio lentamente verso l’ingresso tiepido di silenzio , mi rendo conto che ho voglia di speranza e di sogno , ed è strano , e un po’ sorprendente , provare un sentimento del genere quando , ormai , sei così anziano da camminare come un ombra sulla pelle del mondo , eppure…. Sì , è proprio così , oggi ho voglia di pensare che il bene che ha respirato dentro questo posto non si perda nel suono di una porta chiusa , ho voglia di sognare che sia ancora qui , insieme a me , in questo momento , tranquillo e sereno come un soldato che non ha più bisogno di guerre per avere pace . Oggi voglio sognare che quell’emozione sappia salire fin dentro le tasche della mia giacca, piene di pelucchi di cotone e magari di qualche briciola dei miei bruciacchiati toast , perché possa accompagnarmi nelle strade di questa città , perché possa sbirciar fuori da un piccolo buco e attendere l’arrivo di un'altra casa e di un'altra terra . E che poi possa saltar via da me non appena la trova , non appena si accorga di un posto troppo buio e sterile per doverlo abbandonare alla solitudine , perché il suo fiato sappia colorarlo con fiori che profumano d’infinito e di speranza . Chissà…forse la signora Daisy ha sempre saputo…forse ha sempre saputo che il bene non è un nome , una pretesa o un ricatto.…forse ha sempre saputo che il bene è il solo seme che non ha mai bisogno di luce o calore …. perché è la sola stella del cielo che sia dato all’uomo di poter portare nelle proprie mani…………..
Lou Sedgwick
January 17 " Il buio è solo il segreto di un sogno accecante " ( 2001)
Torna ancora da me mia speranza di colori e lettere bagnate Mia silenziosa compagna di un viaggio troppo lontano in fondo alla nostalgia Torna ancora a mormorare d’estate e di treni dimenticati al mio cielo , ti prego Ti prego , lascia che questa città si perda nel fumo delle strade e negli echi delle campane d’acqua Prendi con te quel tuo cuore svagato e nascosto sotto le storie del pomeriggio Lascia che il mondo s’illuda d’eterno e di sapienza per un altro giorno E vieni dove il mare della lontananza non riesce a trovarmi Vieni dove la luna sogna le nuvole e dove le ombre aspettano gli angeli Sì , tu puoi ancora trovare quella porta socchiusa tra la sera e l’orizzonte Sì , tu lo sai che i teatri del pomeriggio sono umidi e silenziosi nel buio di un antico abbandono Tu conosci i segreti di quelle piazze che non hanno fine e di quei vicoli senza cielo E dunque lascia che quelle polverose lampadine tornino a bruciare i richiami dell’incerto reale Concedi alla fredda tempesta di riposarsi ancora nel riverbero di una candela morente E che il mio tempo non risuoni più nelle vuote cattedrali che dormono sulle onde del vento Torna da me , torna a bussare dove le gocce della quieta attesa smarriscono il senso e l’anima Io ti aspetterò poco più in là di quell’ultimo tintinnio dal suono profondo Proprio dove il nostro racconto non è altro che un lenzuolo steso sulle finestre del tramonto Un piccolo sogno intessuto di foglie e pensieri che non sa rinunciare al vento Torna ancora a nasconderti nel dolce riposo di un bagno dai rumori lontani Ancora l’acqua del silenzioso imbrunire saprà lavar via superflue stelle dai capelli sciolti E mentre il vociare di una folla dai troppi colori siederà da qualche parte nella marea Noi ascolteremo la voce della notte rimbombare dentro cisterne di luce E non avremo più un tempo e un luogo dove crescere nella bruttezza e nel dubbio Ma solo un altro giorno senza guida nel fragore dell’incorrotto viaggio Nell’attesa e nel sogno delle prime piogge sul fiume del mattino
Lou Sedgwick ( 2001 )
January 03 Ombre lontane in una notte d'insonnia
Della notte conosco ormai ogni istante e ogni attesa . Ne posso accarezzare il volto senza neanche sfiorarlo con le dita , senza neanche dover immaginare . Riesco a sentirne il profilo come se fosse fatto di nuvole d’ebano , come se le rughe della sua pelle fossero ruscelli distanti , oramai dimenticati in boschi sperduti e inaccessibili . Riesco a vederne il sorriso fatto di enigmi e parole senza domande , di stelle cadute in laghi talmente oscuri da non avere ricordo di luce . E poi , a soffiare lente armonie nell’assonnato cuore , c’è il silenzio . Silenzio che a volte sembra un sogno sfuggito dalle tasche di un distratto eterno , e che a volte invece è come una lunga scia di colore , una sfumatura diluita nella rumorosa acqua del tempo, inesorabilmente persa a dipanarsi tra le mille voci senza suono che la mia ombra ha incontrato . Ma , nelle mie numerose notti insonni , è sempre qualcosa che sa attraversare la soglia della mia porta , è sempre qualcosa che porta briciole dai tenui riflessi alle mie parole , come un battito d’ali che risuona improvviso in un angolo lontano , come un volo che non ha più un orizzonte dove dipingersi . In questa notte dalle basse e umide luci , dal lento stormire di alberi addormentati e di cartacce che , oramai orfane di inchiostro , si rincorrono tremanti per stradine di sasso , c’è il tempo per far affiorare una stretta di mano , una frase , e anche un sorriso , dai cieli che non sono più . Sì , le lancette non hanno ancora abbastanza forza da poter oscurare di mattutino chiarore i ricordi …. l’orologio , per fortuna , è ancora troppo impegnato a cercare arcobaleni nei sogni del sole per farlo , per riuscire davvero ad impedirmi di parlare del coraggio . Rammento il tiepido e morbido chiarore del primo pomeriggio , il suo flettersi sinuoso nell’apparente normalità di una domenica d’inverno del 1990 , il suo appoggiarsi sereno alle calde pareti di quel piccolo corridoio . Poco prima che la voce pronta , ma cordiale e affettuosa , di mio zio prendesse forma dall’altra stanza , proprio un attimo prima di vederlo sorridente , con indosso anche il suo leggero maglione abbottonato , venirmi incontro . “ Dai sempre la mano con decisione e sicurezza , non è necessario far male certo , ma è però necessario che la tua stretta comunichi la forza , non necessariamente fisica , della tua persona…devi far sentire quella forza che è in te , e devi far sentire che sei un uomo “ “ Ecco…bravo….così da la mano un uomo..bravo ! “ Mentre presi la sua mano nella mia , per salutarlo con tutto l’affetto e la simpatia che avevo da sempre per lui , per un attimo mi tornarono in mente quelle frasi che , con il suo bonario piglio da militare di professione , mi aveva sempre detto fin da quando ero piccolo . Ogni volta che avevo l’opportunità di incontrarlo , o di andarlo a trovare , era sempre visibilmente soddisfatto di constatare che avevo davvero imparato come saluta un uomo . Solo che quel pomeriggio non era una volta come tutte le altre , perché quel pomeriggio la vibrante forza vitale di mio zio non scorreva più nelle sue vene , la sua forza era ormai quella di una fioca candela , una piccola luce appoggiata ad una finestra , ad uno spiraglio ormai troppo lontano dal cielo . Ingannato dal suo sorriso e dal suo spirito deciso , dal suo modo di fare , mi accorsi colpevolmente tardi che la sua mano era una foglia . Una foglia che un inverno crudele stava ormai riempiendo di ghiaccio e di freddo . Per un lungo , interminabile , attimo l’albero che un tempo aveva avuto radici forti e profonde , si piegò come colpito da un vento improvviso e , nel suo urlo istintivo , risuonò un solo pesante vigore , quello del dolore . Rammento la mia istantanea e bruciante sorpresa , il mio profondo e amarissimo rammarico , le mie scuse per una stretta di mano che forse avrebbe dato fastidio ad un bambino piccolo ma non certo ad un adulto…ma rammento anche la sua pena , il suo imbarazzo di essersi dovuto dimostrare così debole e vulnerabile…e proprio davanti a me . Mio zio ormai era costretto a passare molto tempo a letto , le sue energie erano grandemente compromesse , il suo stato di salute non era più quel che avrei tanto sperato che fosse , o quel che io mi ero illuso che fosse ancora . Eppure……eppure si era fatto trovare in piedi , mi era venuto incontro sorridente , mi aveva teso la sua mano …..nei suoi occhi c’era forza , una forza che era capace di brillare…al di là della stanchezza , al di là del dolore e della paura….in un certo modo , in un modo forse non spiegabile , forse non raccontabile , ma c’era ancora forza in lui , qualcosa che non poteva , ne sapeva , estinguersi . Non so più che partita di calcio ci mettemmo a vedere alla tv che aveva in camera , dopo che il sole che entrava dalla finestra sembrò aver sciolto in uno stinto e dimenticato rivolo l’imbarazzo , e la crudeltà , di quel che era successo poco prima . So soltanto che avrei voluto crocifiggermi la mano destra , e non essere consapevole , una volta di più, di quanta beffarda ferocia la vita , spesso , sappia nascondere dietro le anse del suo fiume ………così immenso e così breve….così tumultuoso e così lento…….. “ Che senso ha ? “ mi disse alcuni anni dopo un padre di mezza età dalla faccia triste , mentre gli aprivo il pesante portone del centro di accoglienza , perché lui potesse uscire nella chiassosa penombra della sera “ che senso ha fare un figlio per vederlo poi morire così ? “ Tanto fu improvvisa e repentina quella frase così amara , e dolorosa , che mi colse di sorpresa , per questo non seppi rispondergli molto , non seppi aiutarlo in alcun modo … quel sacco pieno di piombo fuso , tanto urticante da esser gelido e che era dentro di lui , avrebbe continuato ad accompagnarlo anche fuori … in strada , tra l’inutile schiamazzare di auto e motorini , sotto un cielo fatto soltanto di poche stelle , stelle sporche di rumore e di vapori di benzina . Mentre chiudevo il portone dietro le spalle curve , e sempre più lontane , di quel padre pensai che forse tutti noi abbiamo ancora da scoprire tante parole , che forse ci sono ancora tante parole da inventare , da far nascere nuove e belle tra le persone , come fossero ponti di suono e inchiostro da conficcare dove le curve del cuore sono più dolorose e disperate , affinché dove il buio è sangue , solitudine e dolore non ci sia soltanto consolazione…ma consapevolezza di presenza , presenza e identità di luce . Quella sera , sul tardi , l’uomo dalle spalle curve tornò al centro di accoglienza con sua moglie , una donna non più giovane , tanto stanca quanto silenziosa , e che aveva negli occhi tutto il giorno passato all’ospedale con il figlio . Ricordo che non potetti offrire loro nient’altro che un frugalissimo pasto a base di pane e formaggio , glielo offrii quasi vergognandomene . Giorni e momenti di dolore e paura , di disperazione e rassegnazione….e per cena soltanto del pane e formaggio…mi sembrò quasi che anche il dio del conforto si fosse intenzionalmente distratto quella sera . Tuttavia….quella donna così stanca e triste , che se ne volle rimanere su di una sedia con il suo piatto sulle ginocchia , rannicchiata vicino al tepore del riscaldamento come una piccola pianta ad inseguire il movimento apparente del sole…. ad un certo punto alzò il suo viso verso di me , mi guardò e poi…mi sorrise…con lenta bellezza , con dolce quiete . Tanto che quel suo gesto , quel suo movimento , quella sua parola non espressa e non ancora inventata da nessuno …tuttora torna a me come un amica capace di ripararti dalla pioggia , quando il cielo si fa di tenebra e il vento riluce soltanto di ombre pesanti……. “ La morte per fame è forse l’unica , terribile , certezza che hanno i bambini di molte regioni dell’Africa “ mormorò l’inviato di un telegiornale in chiusura del suo servizio , lasciando che le sue parole andassero ad estinguersi in umide pozze di silenzio sugli ultimi fotogrammi , sull’ultima goccia di vita che era rimasta da mostrare al pubblico . Un donna completamente nuda che camminava verso una baracca o forse una tenda ospedale , tenendo per una mano suo figlio , un bambino molto piccolo e dal ventre prominente e gonfio di fame , della fame senza speranza . Non ricordo il corpo di lei . Perché di lei ricordo solo il sorriso . Ma non era soltanto un sorriso , no …. era il soffio lieve e profondo di un colore di purezza , una nota che vibra e rintocca di sogno e vento se colpita dal sole …. perché era la bellezza che riposa nel cuore di ogni essere umano … capace di sanguinare fuori , luminosa come un grande cielo , dal vestibolo di un giorno di pioggia . Quella donna , pur tenendo per mano un figlio che forse non avrebbe avuto futuro , fu capace di lanciare verso una telecamera la sua scintilla di bene e di eterno , con sincero candore , con nitida fiducia , con una bellezza d’assoluto, e di verità , capace di imbarazzare per la sua dolce potenza . Ecco ….. questo per me è il coraggio , questa è per me la forza , la vera forza , che risuona nelle carni dell’ uomo , e che non ha niente a che fare con muscoli o dichiarazioni roboanti , con eroi da popcorn o da manifesti scolorati . Il coraggio è dar luce al bene che è in te anche quando sai che la tua ombra si perde nel buio …. il coraggio è cercare quel bene in chi condivide il tuo tempo , anche quando il tuo sole ha raggi sempre più corti … il coraggio è far vedere quanto può essere bello e forte il tuo bene , anche quando stai perdendo ciò che non avresti mai voluto abbandonare . Perché non è mai il tempo , i confusi sentimenti o le bizzarre stagioni dell’uomo , a renderti eterno nell’arco della tua vita …è solo e soltanto il bene che può farlo , perché soltanto il coraggio del bene sa dare ali che non temono dio o vento . Con questo pensiero trovo ancora dolce andarmene a letto , e finalmente addormentarmi , perché so che questo è , e sarà sempre , un mondo dove vale la pena svegliarsi l’indomani . Perché sarà sempre il mondo dell’umanità , e proprio per questo , nonostante tutto , so che sarà sempre il mondo del bene e del coraggio .
Lou Sedgwick
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