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March 12 Radio di notte 03 " Dreaming while you sleep " ( Genesis )
L’ormai silenzioso pomeriggio si stinge e decolora piano lungo tutta la linea del mare , lungo le onde talmente lontane da essere ancora nei sogni dell’acqua più profonda . Tutto quel che vedo attorno a me , oltre e intorno a questa terrazza profumata di fiori e antica salsedine , cambia e muta…proprio come una piuma che s’imbeve di una nera goccia d’inchiostro , e che vede il proprio luminoso candore vestirsi dei colori , forse ancora troppo freschi , della sera . Alzo la testa per osservare la scura pelle del cielo , e vedo appoggiarvisi sopra grandi e pesanti nuvole cariche di pioggia , con lentezza studiata e attenta , nel modo in cui un gatto si accoccola vicino ad un raggio di sole per riuscire a ghermirne il segreto . Una rumorosa , quanto improvvisa , folata di vento riesce a farmi stringere d’istinto le mani sulla fredda balaustra quasi che , per un attimo , avessi temuto che il repentino fiato del temporale in arrivo avesse potuto portarmi via con sé . Piccole e tremolanti luci si accendono lentamente nel buio della costa , quasi fossero i granelli di una polvere luminescente , gettata a caso , qua e là , dalle storte e bucate ali di una stella senza più amore per l’orizzonte , persa in un volo senza voce e senza domani . Chissà quale respiro vibra silente , e nascosto , sotto quelle fioche schegge , chissà se dietro ad ognuna di quelle scintille riposa la fredda mano di un assassino oppure lo sguardo confuso di un amante . Mentre la rumorosa vibrazione di uno sconosciuto treno si perde lontano , sibilando nelle gallerie senza fine che i rimpianti di molti , troppi , passeggeri hanno scavato sotto le montagne del piombo e della cenere , comprendo che il mondo non è fatto di persone o di luoghi , ma soltanto di stanze chiuse seppur senza nessuna parete , stanze impigliate nell’ombra del quotidiano e con porte che non conducono ad alcun fuori , ricolme di suoni che non hanno parola , vuote d’identità . Da qualche parte , adesso , sotto quelle luci che le prime gocce di pioggia iniziano a sporcare di realtà , forse si aprono soltanto le finestre di oscure prigioni senza catenacci o serrature , dove non c’è altra sentinella al di fuori della vita stessa . Nient’altro che celle illuminate da un sole oscuro e polveroso , dal rozzo e rumoroso bagliore del quotidiano , dove ognuno vive la propria condanna soddisfacendosi di sorridere alle ombre , avvinti senza speranza all’assurdo fatto catena , come uno specchio che riflette soltanto sogni altrui , o un fiume che ha quiete nel fondo di un bicchiere . Mi domando , ad esempio , se la donna che continua ad amare lo stesso , sempiterno , errore in tanti uomini diversi… accontentandosi di chiamarlo ogni volta con un diverso cognome … credendo che la folgore dell’ entusiasmo sia un successo inatteso , miracolosa prova eterna di chissà quale conquista o rivincita… se quella donna dunque sappia, o no , perché ai tintinnanti cocci appena calpestati , e lasciati dietro di sé , non farà altro che aggiungere nuovo rumore dal nuovo nome… se sappia o no delle catene che le bloccano il sangue , e il futuro , nei polsi….e del perché sia l’uso del proprio potere a renderla un orologio da zavorra , dalle lancette ogni volta più corte . Mi chiedo poi se il bambino che , magari proprio in questo momento , schiaccia il viso contro la sua finestra e rincorre , con occhi divertiti e allegri , le serpentine scie della pioggia sul vetro sappia , oppure no , che non è mai nato … ma che invece è stato semplicemente abbandonato dentro una famiglia…e lasciato lì , da una parte , come un pezzo di cielo in cui qualcuno è riuscito a scrivere il buio…affidato al calore di uno schermo , di una scuola senza parole o magari di un medico , miracoloso , che sappia togliergli quel che non piace di lui…quel che disturba , o che è sconveniente…per restarsene poi su di una sedia , per una vita intera , come una bambola vuota... in attesa della compagnia e dell’affetto di qualche menzogna di passaggio , di un placebo di corpo o di spirito , di qualcosa con la quale poi invecchiare senza averne troppo dolore , coscienza , o rimorso…mi chiedo se quel bambino sappia già che l’amore comprato o dovuto è solo privazione … se sappia vedere l’indifferenza che , vestita di bene , ha inchiodato la sua carne al nulla . Vorrei tanto dirmi che è soltanto il mio animo , rabbuiato e dolorante , di questi giorni a suggerirmi risposte tristi , sì certo , lo vorrei davvero tanto . Ma il vento umido di questa sera porta con se troppo sale , troppi cristalli taglienti e ruvidi , troppi , per la mia pelle nuda e fredda , tanto che ogni brivido non è altro che una domanda non posta alla consapevolezza, una domanda incapace di sciogliersi nel mare dell’altrui consenso , o dell’altrui indifferenza. Ho solo quesiti dai troppi nomi ad appesantire , forse inutilmente, le tasche dei miei pantaloni…e non ho invece alcuna faccia che sappia esser risposta o anche , semplicemente , sorriso e quiete . Mentre la pioggia inizia a scendere più rapida e pesante mi volto , lascio che le mie spalle nude vengano sferzate dal gemito dell’autunno , e prendo a guardare dentro la penombra sempre più indistinta e confusa del mio appartamento , alla ricerca di un profilo e di un respiro lieve , alla ricerca dell’unica risposta che credevo fosse davvero mia . Mi sforzo nel tentativo di scorgere le lenzuola stropicciate , la linea del suo volto , i suoi capelli lunghi abbandonati sul cuscino , il segreto e il prezzo del suo assopimento tranquillo . Ma tutto senza successo , non riesco…ovviamente so che lei è lì , nel letto , a dormire ignara nel morbido e tiepido scrigno del suo sonno…eppure ..non so… il dilemma è assai curioso , e triste , perché se anche con gli occhi non posso dovrei pur riuscire a intuirla lo stesso , a sentirla in me…ad avvertire in qualche modo una sua presenza sotto la mia pelle , sotto gli echi liquidi ed elettrici delle mie sensazioni e dei miei pensieri. Temo sia inutile però continuare ad ingannare me stesso , continuare a rimandare una verità che mormora sempre più forte ..e la verità è che non so più immaginare …che non so neanche più immaginare mia moglie..come fosse una persona che non ho mai incontrato davvero , o qualcuno che ho così ben dimenticato da essermi sconosciuta anche la sua fantasia . Un tempo ritenevo di saper indovinare , con accuratezza , caratteri e personalità della gente , al punto che per tanti anni ne avevo quasi fatto un mestiere parallelo al mio , perfino più redditizio sotto molti aspetti…ma evidentemente era un trucco che mi ero fatto da solo , un inganno…volevo guardare fuori soltanto per evitare di scorgere dentro , di guardarmi fin dove il riflettere si fonde col sentire. Ho accettato di stringere un patto per la vita con un altro essere umano soltanto per necessità , per un calcolo di bisogni e motivazioni che non ha niente a che fare con l’emozione o l’amore…ciò che mi ha spinto a nutrire , per tanti anni , una vita sospesa sull’aria e le parole d’acqua è stato soltanto il terrore…la mia grande e insopprimibile paura di essere completamente solo sotto la volta del cielo..di poter avere in sposa per tutta la vita nient’altro che la solitudine . Avevo bisogno di non sentire paura e non di sentire amore , avevo solo bisogno di un bavaglio per quel grido gelido , per quell’urlo insopprimibile che ti rende piccolo e indifeso di fronte all’orizzonte vasto e sconosciuto . Per questo non avevo bisogno di sapere chi fosse la donna che avrei sposato , non m’interessava neanche il posto dove l’avrei conosciuta , perché non avevo necessità di trovarla , ma solo che capitasse con le sue scarpe sopra la mia ombra …che fosse un evento qualsiasi , e non un volto , o un nome . Mentre , forse , scorgo il leggero e armonico abbassarsi e rialzarsi del suo torace nel sonno , comprendo che , se in questo momento sogna , in tutto ciò di cui fa esperienza adesso non c’è più verità di quanta non ce ne sia nel quotidiano…il prezzo del mio non essere solo è condannare qualcuno a non avere verità , nei sogni come nella realtà . Per tanti anni ho risposto alle sue esigenze , ai suoi problemi , ai limiti e alle sventure del vivere con le parole , e i gesti , che sapevo sarebbero serviti a non farle capire…o , per dire ancora meglio , per la cosa che era veramente importante , a tenere quel bavaglio ben stretto e al suo posto…ho accettato con un sorriso tutto quello che sapevo funzionale allo scopo , ho accettato quel che serviva e quel che serviva sentire , non quel che avrei potuto provare…mi serviva fare ed essere quel che la situazione imponeva..mi serviva un catenaccio e non una chiave . Ma , adesso , dopo tanti anni , dopo litigi e riappacificazioni soltanto suoi , dopo gioie e tristezze che erano solo le sue mani a credere di stringere , dopo figli e sogni in cui investire camuffamenti matematici , mi accorgo che l’aver imbavagliato la solitudine , l’averle strinto un fazzoletto dolce e colorato , quanto finto , sulla sua bocca urlante non è servito a niente , proprio a niente…è soltanto servito a farmi dimenticare per sempre i miei sogni , a togliermi per sempre la facoltà di averne…e forse di darne davvero . Quanto vorrei ora poter cercare per ciò che sento , e non attendere di trovare per ciò che temo..vorrei poter fuggire da questa terrazza , da questa casa…perdermi nelle strade a cercare le luci che non ho mai avuto , riprendere il corso degli anni e delle stagioni da un'altra parte . E forse , chissà , sognare perfino…perché potrei volere che fosse lei quella luce…si , potrei volere che fosse proprio quella donna che si sta piano piano svegliando nel letto , quella donna che non so neanche immaginare o ricordare dopo un attimo , quella con la quale farò l’amore perché serve e non perché lo sento…chissà , forse , potrebbe davvero essere lei… Ma , se così fosse , la fortuna sarebbe davvero indegna e mal riposta in tutto questo…perché ho disseminato troppi specchi sulla mia ombra per riuscire a trovare un riflesso autenticamente mio , per aver scienza e principio della realtà , perché verità e inganno sono diventate per me una sola consapevolezza…una terra piatta e bassa dalla quale non puoi più distinguere il mare dal cielo , la pozza dalla nuvola . No…non ho più speranza o umanità , posso solo continuare a recitare la vita mia e altrui , posso solo rientrare in casa per darle il bacio del buon risveglio , quello che serve dare adesso e nient’altro che quello. Ecco…la mia stanza , la mia cella , non è niente di più che un opportunità fatta vita , l’esistenza nient’altro che una battuta dai tempi giusti , il respiro e il battito del cuore un gesto mai troppo affrettato o mai troppo in ritardo . Mentre faccio per chinarmi a baciarla mi chiedo se da qualche parte , per chissà quale strano gioco o accidente del caso , ci siano davvero corridoi che uniscono le nostre stanze larghe e piccole come la vita , se davvero sia possibile sfuggire alla paura senza donare sogni che non hanno fiato , senza tappezzare le nude pareti di altre celle di carta rumorosa e leggera , di colori che hanno luce soltanto per disegno. Chissà .
Lou Sedgwick |
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