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May 31 Cinque libri
Dire quali sono i cinque libri più importanti della mia vita è impresa abbastanza ardua , difatti per ogni libro che mi decido di aggiungere alla lista mi accorgo , quasi subito , che ne avrei almeno altri due o tre da prendere in considerazione . Ho sempre trovato interessanti giochi del tipo “ quali sono le cose più importanti che porteresti con te su di un isola deserta “ , solo che con me son di difficile realizzazione , visto che non ho una spiccata propensione al selezionare ….se mi si da la possibilità di portare con me dieci cose si può star certi che , presto o tardi , mi metterò a pensare perché non ho portato con me l’undicesima…undicesima che , ovviamente , mi diventerà subito indispensabile ;-) Prima che mi prenda la tentazione di aggiungere , rifare , o stravolgere il tutto , penso sia meglio che pubblichi subito l’ultima lista che mi son deciso a scrivere…… ( Sperando che non se la prendano troppo Hemingway , Hesse , Kafka e altri..ma ormai penso di no eh!eh!eh! ;-) 1 “ I mostri all’angolo della strada “ di H.P.Lovecraft Antologia dei racconti del mistero e dell’horror del “ solitario di Providence “ Lovecraft , libro pubblicato nel 1982 nella collana Oscar Mondadori , a cura di Fruttero e Lucentini . Questo libro , che si pregiava anche della copertina realizzata da Karel Thole , già disegnatore delle copertine della collana di fantascienza Urania , seppe tingere di se la mia estate del 1983 . Racconti come “ Colui che sussurrava nelle tenebre “ o “ La maschera di Innsmouth “ sono ancora per me dei gioielli assoluti di questo genere narrativo , e Lovecraft , uno degli ultimi demiurghi di mondi e universi , è per me tutt’oggi un autore suggestivo e affascinante , e non solo uno splendido ricordo letterario della mia adolescenza . 2 “ Il cubo di cristallo “ di Clifford Simak Libro difficile da trovare , quasi sconosciuto , mi è capitato per le mani assolutamente per caso verso la fine degli anni ottanta . Per me è stata una piacevolissima sorpresa , uno di quei pochi motivi per i quali mi è stato davvero lecito ringraziare il caso…è un racconto solo apparentemente di fantascienza perché , in realtà , nel suo stile semplice e scorrevole , ci si interroga sull’anelito alla conoscenza , sul valore della solitudine e del sacrificio personale . 3 “ Se questo è un uomo “ di Primo Levi 4 “ Il diario di Anna Frank “ 5 “ L’estate incantata “ di Ray Bradbury Altro libro non facilissimo da trovare e comunque assai poco conosciuto , mi è stato regalato in una edicola anni fa , uno dei regali più semplici che abbia mai avuto , ma anche uno di quelli che ho più apprezzato di sempre . Un racconto sempre sospeso tra sogno e realtà , in equilibrio sulla vita e sul ricordo . Se riuscite a trovarlo non dovreste pentirvi di passare del tempo in sua compagnia.
Un abbraccio forte a tutti ! Ciao ! Fede May 18 Del silenzio e del rumoreTempo fa un amica , Kica , mi ha chiesto incuriosita perché nei miei scritti così spesso compaia il silenzio , perché così spesso ne parli . Personalmente ritengo che il silenzio ( assieme , ad esempio , alla notte , o al vento ) sia una dimensione del reale , o comunque di quel che ognuno di noi avverte come reale , attraverso la quale possiamo in qualche modo ascoltare , nel linguaggio oscuro e illuminante delle sensazioni , tutto quello che manca , tutto quello che abbiamo o temiamo , sogniamo o crediamo . Ascoltiamo il mondo che resta dentro di noi , e che non portiamo mai del tutto alla luce del sole , nel trafficato quotidiano di tutti i giorni , è quella terra del cui orizzonte non riusciamo a farne partecipe nessun altro al di fuori di noi stessi . Ma , al tempo stesso , ascoltiamo anche il mondo che è fuori di noi…ne ascoltiamo in qualche modo l’enorme ricchezza e la sua geometrica sistematicità … i suoi pensieri che per noi diventano storia , società , nazioni , convenzioni , convinzioni , economie…i suoi spazi e i suoi limiti fisici e temporali che spesso ci atterriscono. In una dimensione come il silenzio possiamo cioè ascoltare , o avvertire , tutto quello che ci è negato dai nostri , umani , e individuali , limiti di espressione …la vita alla quale non sappiamo dar parola perché possa essere letta…ma , nello stesso istante , anche tutto quello che non sappiamo cogliere dall’altrettanto vivo mondo fisico , e che rimane sempre al di fuori di noi . Il silenzio è il punto d’incontro dell’inesprimibile che sentiamo al di sotto del nostro nome , e dell’indefinibile senza fine che avvertiamo sopra il nome del mondo…il punto d’incontro di tutto ciò che non riusciamo a dire , o esprimere , e di tutto ciò che non riusciamo ad ascoltare , o decifrare. Il silenzio , in fondo , per ognuno di noi , all’interno del nostro sentire , non è altro che un risultato…ovvero il luogo , la dimensione , che nasce da un conflitto … dalle scintille di un punto di frizione , da una confusa e sempre parziale compenetrazione tra l’inesprimibile e l’indefinibile . Ed è , forse , soltanto in luoghi di questo genere che siamo capaci di sentirci veramente liberi … incompleti e inespressi magari …ma liberi , perché liberi per noi stessi e il nostro sentire , cittadini di noi stessi e di tutto quello che siamo , o non siamo , capaci di dire o di ascoltare…perché in qualche modo è come se sentissimo di avere la piena cittadinanza dei flutti , ora luminosi , ora oscuri , di un fiume di mondi e vite che attraversa continuamente noi stessi e l’orizzonte …flutti dei quali non riusciamo mai del tutto a dirne il vocabolo , o ad afferrarne il suono più limpido , ma della cui acqua sempre diversa e sempre in movimento sentiamo di poter affermare comunque la nostra cittadinanza . O , per usare un altro esempio , sentiamo di essere abitanti di una città che ha il suo centro in un luogo dove intersecano , e collidono , gli inafferrabili estremi di due circonferenze…sentiamo di essere abitanti di una città della quale non riusciamo mai a dire , o a saperne , il nome . Per contro , invece , la società nella quale ci troviamo a vivere , nella cui artificiale luce del sole spendiamo ogni giorno il nostro quotidiano , ci obbliga ad essere vassalli della sua memoria mercificata , e per questo si aspetta sempre da noi l’ignoranza di ciò che ci serve e la scienza di ciò che non serve…abbiamo al collo catene infinite di parole e nomi precisi , di immagini e suoni senza eco , di numeri e cifre che non hanno bisogno di calcolo..abbiamo i polmoni riempiti di rumore dal caro prezzo e gli occhi pieni dell’asservimento alla convenzione..gli spazi , non necessariamente fisici e non necessariamente definiti , che occorrono al nostro sentire per dirci , e sentirci , umani …per dirci e sentirci umani per noi stessi e per gli altri…sono paradossalmente occlusi da assenze e vuoti , seppur riempiti da tutto quello che serve ..da tutto quel che occorre per farci sempre sapere , ad ogni istante , e senza errore , il nome della città a cui apparteniamo . Personalmente mi sono accorto che , parlare del silenzio o della notte , o di qualsiasi altro “ luogo “ dove riflettere o avvertire l’inconoscibile della vita propria e altrui , dove provare ogni volta ad avvicinare i limiti e i significati , di tutto quel che non si riesce a dire e quel che non si riesce ad ascoltare , porta a pensare che più si cerca di riflettere e “sentire “ e più il rumore del quotidiano , della convenzione sociale , si alza …come lo sfrigolio di una scarica elettrostatica in una vecchia radio che , improvvisamente , senta il bisogno di alzare la sua forza disturbante..più cerchi di ascoltare musica e più rumore ti trovi a dover affrontare . Molte persone non rivendicano mai , neanche di fronte a se stessi , il proprio diritto a quel silenzio inteso come opportunità di riflessione e ascolto , nella condivisione di se e degli altri , del proprio sentire e dell’altrui esser vivi . Si crede invece , e molto spesso , di poter chiudere il rumore al di fuori della propria stanza , della propria strada o della propria vita , ma non si riesce ad accorgersi che in realtà si cerca di ottenere silenzio sì , ma purtroppo solo comprando o svendendosi , usando cioè i medesimi strumenti imposti dalla mercificazione sociale…non facendo altro che andare avanti per somma nella scala dei rumori ..nel tentativo e nella speranza cioè di saturare il vecchio rumore con uno nuovo , non necessariamente più alto ma senz’altro ogni volta più grande , nella speranza che il nuovo sia capace di togliere spazio al precedente , ma senza che questo disturbi troppo , senza che , almeno all’inizio , questo appaia troppo evidente . Temo che invece di rivendicare un diritto che è proprio , naturale , autentico , istintivo , legittimo si finisca per credere di poterlo acquistare … con paradossale mentalità da cliente di centro commerciale… quando in realtà non hai alcun bisogno di acquistarlo , semplicemente perché è già tuo , lo possiedi già , è con te da sempre e lo sarà per sempre . Chi cerca spazi e dimensioni per il proprio sentire di se stesso e del mondo , per condividere con se stesso e gli altri quel conflitto tra inesprimibile e indefinibile che alita nell’esistenza , e lo fa ricorrendo ai più vari placebo che la società mette , repentinamente , a disposizione per l’acquisto , e mascherandoli ora da novità , ora da consuetudine e dogma , ora da rivoluzione o cultura di margine ( a seconda delle varie tipologie dei potenziali clienti ) rischia di non avere silenzio , ma soltanto comfort . Alla fine si rischia di volersi semplicemente dire di essere soddisfatti di un livello di comfort , nient’altro che un voler essere contenti del nuovo rumore appena acquistato , un rumore che ha ancora scarpe troppo morbide per mettersi a far chiasso prima del tempo , un rumore che vuoi che ti dica , tutto sorridente , di chiamarsi silenzio . Dobbiamo cercare di avere consapevolezza , dobbiamo evitare di lasciarci convincere che qualcuno possa rivendere a noi stessi ciò che già possediamo, e da sempre … non siamo gli acquirenti di noi stessi , nessuno può convincerci che dobbiamo pagare a qualcun altro il sangue che già scorre dentro di noi . Probabilmente anche lo scrivere , anche la poesia , è un placebo…sì , forse lo è davvero..ma almeno è un placebo che non abbiamo comprato e dove le parole che mettiamo , belle o brutte , piacevoli o spiacevoli , in un ordine o in un altro , sono quelle che abbiamo in noi , quelle che più sentiamo vicine a cosa volevamo dire . Perché se proviamo a scrivere una poesia che parli del silenzio , bella o brutta che sia , riusciamo a parlare del suono mai del tutto afferrabile che l’esistenza , nostra e altrui , produce mentre sogna , e cammina , sulla pelle del mondo . E niente di quel che dovremmo acquistare riuscirà mai a fare altrettanto .
Lou Sedgwick
Breve nota..ancora una volta devo chiedere pazienza a tutte le persone che sono passate a leggermi , che hanno lasciato un post o che da molto non mi vedono sul loro blog..questo è per me un periodo molto faticoso e con scarsissimo tempo a disposizione , tra modem bruciati e che ho cambiato solo adesso , cellulari capricciosi , impegni ed esami a breve , tempo e occasioni sono per me ridotti al lumicino..cerco di fare il possibile . Comunque sia è buffo pensare al tempo che avevo a disposizione solo un paio di anni fa e che invece oggi è così scarso .. preferisco di gran lunga quel che è per me l’oggi intendiamoci … devo solo riuscire a conciliare il tutto in un ordine più razionale..nell’attesa di riuscirci ( speriamo ! ;-) lascio a tutti il mio saluto e il mio abbraccio più forte . Ciao
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