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    July 31

    100 Canzoni Parte 5 di 5 ( canzoni da 81 a 100 )


    81 - Franco Fasano “ E quel giorno non mi perderai più “

    A volte la vita non è nient’altro che un compasso .

    Un compasso che , senza far rumore , se non nel sogno o nel cuore , ha iniziato a tracciare una riga colorata di stagioni e cieli tanti anni fa , quando il vento aveva ancora il sapore di una primavera luminosa e bambina .

    Un compasso che ha disegnato , con l’inchiostro dell’orizzonte , un cerchio tanto ampio e vasto da attraversare i giorni e le vite sì , ma che mai è stato distante dal suo centro , un cerchio che si riunisce alla curva tracciata come la goccia che diventa mare in un istante .

    A tutti coloro che si sentono soli e abbandonati , disperati o senza alcun motivo per guardare al domani , dico questo e con un sorriso di speranza : a volte non ricorderete nessuna riga colorata tracciata tanti anni fa nella vostra vita  , e a volte invece si .. a volte non avrete alcuna coscienza della curva disegnata nel tempo ,  e a volte invece si .. a volte non saprete nemmeno immaginare il nome , o l’esistenza stessa , di chi potrebbe tenervi la mano lungo la riga disegnata ,  e a volte invece sì.

    Ma che si sappia chi è nato accanto a noi ,  o che non si sappia affatto , apriamo le mani…a volte la vita merita la possibilità di disegnarci , o di continuare a farlo , una riga di meraviglia nelle nostre mani aperte.. proprio come una coccinella che ha passo di rugiada lungo i fiori del mattino..

     

    82 - Federico Giovacchini & Marco Damiani “ Dai voce al futuro “

     

     “ E quando il silenzio dona risposte

    Il nostro cercare non trova ,

    non trova mai fine . “

     

    Di questa canzone , scritta e composta col mio fraterno amico Marco in un pomeriggio di anni fa , non troverete traccia da nessuna parte , non è acquistabile , perché questo brano rappresenta molto più di un testo e una musica messi assieme per divertimento in un giorno.

    Perché è il valore dell’amicizia e della speranza , valori non mercanteggiabili , e che possono solo essere riposti come un piccolo , immenso , tesoro nell’animo e nella vita delle persone .

    In quei giorni , anche con questa canzone , tanti semi sono stati messi a dimora nella terra … una terra allora brulla e dal sapore secco  , e nervoso  , come il sopportare a fondo perduto e lo sconforto.

    Per molte cose di oggi della mia vita posso e devo ringraziare Marco , che ha ascoltato e conosciuto senza mai giudicare , che ha ascoltato la realtà altrui senza mai fare l’errore dell’impartire insegnamenti o facili paternalismi anneriti di luoghi comuni e frasi fatte , che ha saltato a piè pari ( senza il minimo sforzo , con estrema semplicità e naturalezza ) l’angosciante , grottesca , e comica pletora di consigli , rimedi e giudizi pescati dal mare magnum del banale e che son capaci di strappare sempre e solo un sorriso e uno scuoter di testa.

    Marco ha avuto il merito , non comune , non solo di non aver mai elargito “umanismi , realismi e praticismi “ da saldi della bancarella dell’usato del sentire e del riflettere ( miopia questa , spesso comoda , e spesso senza speranza alcuna di guarigione , tipica di coloro che , perfino con comico piglio , vogliono insegnarti ciò che tu sai già da tanto tempo e che loro invece non capiranno mai anche se pretendono di insegnartelo.. coloro che vogliono insegnarti a mangiare il fieno quando , in realtà , non vogliono , non sanno o non sapranno mai accorgersi ,  che il loro salotto buono è soltanto una stalla  ) , non ha affrontato il difficile col facile , e nella realtà che ha ascoltato e conosciuto ha dato e trasmesso la cosa più importante..la fiducia … acqua preziosa .

    E di questo , come di tante altre cose , come di quel giorno passato a scrivere questa canzone , che parlava di amicizia , speranza e futuro , io te ne sarò sempre grato fratello mio…sempre…

     

     

    83 - Phil Collins “ In the air tonight “

    Di questo grande successo ( e inamovibile classico della carriera di Collins ) ricordo ancora con affetto il suggestivo video girato in quei primissimi anni 80  quando ,  più o meno ogni canzone , pareva spesso trovare ideale complemento in un cortometraggio , e non il contrario come invece sarebbe successo in seguito , quando l’aspetto visivo avrebbe fagocitato quello musicale.

    Ma ricordo anche il luogo dove io  , se solo in qualche modo avessi potuto ,  avrei  ambientato “ In the air tonight “ .

    Lo avrei fatto non troppo lontano da dove abitavo io a quei tempi , sulle sponde di un piccolo lago , di notte , un posto chiuso da boschi tranquilli e silenziosi , sotto un cielo che ogni volta  pareva tuffarsi , ricolmo di stelle , in quello specchio d’acqua .

    Tanto da immaginare di voler pescare quelle stelle con le mani , per poi colorare con esse la mia stessa ombra .

    Vedere quel luogo allora , con occhi da ragazzino , e con in mente le note di Collins era una cosa che mi suggestionava molto..anche se so bene che quel posto non ha ,  in se , assolutamente niente di straordinario , unico o raro … ancora oggi non so pensare ad un luogo diverso  per “ in the air tonight “ .

     

     

    84 - Michael Mc Donald “ Sweet freedom “

    “ Sweet Freedom “ è una normale canzone pop anni 80 , molto piacevole e molto radiofonica , non certo un gioiello inestimabile , ma comunque con una sua dignità .

    Ne sentii per la prima volta le note seduto  assieme a mia nonna  in un autobus di provincia , in servizio extraurbano , col fiato caldo ( e un po’ fetido ) del riscaldamento interno acceso .

    Rammento gli squarci di buio dell’autunno inoltrato , fiato e vapore sui finestrini , le forme di anziani e ragazzi ad attendere alle varie fermate , la borsa di mia nonna , il suo dolce profumo e i biglietti nella sua mano , rammento gli schiamazzi e i baci appassionati di fidanzati ad una poltroncina di distanza , le risate e le scritte col pennarello , i lamenti e i dolori degli anziani , le piccole storie di paesi addormentati nel lieve chiarore dei lampioni.

    Quando mi capita di imbattermi in questa canzone , magari alla radio , non posso non pensare alle sere quando tornavamo a casa e , scesi dall’autobus , andavamo a comprare qualche “cavalluccio” ( i “ cavallucci “ sono biscotti/dolci senese , ma diffusi un po’ in tutta la Toscana , se ne trova descrizione anche in Wikipedia ) , ma anche al fatto che ,  allora , quante cose eravamo ancora in tempo per fare con mia nonna … se solo fosse stata meno assolutista e testarda… sì , tornerei con lei anche oggi su quel pullman..magari con “ Sweet freedom “ che riappare alla radio….

     

    85 - Tears for Fears “ Change “

    Un duo che non mi ha mai particolarmente colpito o affascinato , ma dal quale non si può assolutamente prescindere in una ideale iconografia degli anni 80 e 90 , duo che è comunque stato capace di un pop di valore e non solo da classifica .

     “ Change “ è  , nella mia memoria , la  canzone simbolo ,  o quasi , del giugno 1983 .. quando mi divertivo nelle sere  , dopo cena  , a inventarmi tornei con un sacco di palloni nel mio giardino.. i più di essi erano bucati e sgonfi ..ma non importava che fossero sgonfi .. perché il sorriso bastava e avanzava per giocarci e farli rotolare fino al cielo…cambierei all’istante pc e playstation per tornare a quei momenti … per riavere proprio quei palloni sgonfi.. proprio quelli…per giocarci di nuovo in terra o sui macchinari spenti del vecchio frantoio…

     

     

    86 - Hall&Oates “ Maneater “

    Mentre mi accorgevo , non senza una marcata inquietudine infantile , che ormai stavo crescendo e che , di lì a non molto , il bambino avrebbe lasciato posto al ragazzo , nel mio glorioso Aiwa una sera di fine inverno comparvero d’improvviso le note di “ Maneater “.. al di là del testo  , e di qualsiasi messaggio suggerito ,  fu una delle mie canzoni pop preferite dell’epoca  in assoluto… uno dei , rari , momenti in cui le esigenze di “ far classifica “ e  comporre una buona canzone riescono a trovare  la giusta alchimia.

    Ho ancora dentro di me quella , sottile , e dolcemente ingenua sensazione , di quando me ne andavo a mangiare convinto di aver appena ascoltato una musica adulta…

     

     

    87 - Police “ Don’t stand so close to me “

    Di questa ottima canzone dei Police ne esistono almeno due versioni : la prima , quella originale ,  nell’album “ Zenyatta Mondatta “ del 1980 ( ed è , per me , in assoluto uno dei migliori “ brani intro “ , o “ prima traccia “ che dir si voglia , mai usciti su un qualsiasi album pop/rock ) , la seconda versione invece ( rinnovata e profondamente mutata ) si trova nel Greatest Hits dei Police del 1986 , ed è questa la versione a cui mi riferisco qui , quella che più ha un significato nella mia memoria .

    Se il brano originale ( e relativo video ) ammiccava maggiormente , e con meno dispiego di elettronica , a quanto scritto nel testo , il brano invece del 1986 ( con video più vicino ai gusti di metà anni 80 ) trasmette  invece , neanche troppo velatamente , una sensazione di malinconia , di sottile tristezza.

    La stessa che provo , seppur lieve e ammorbidita dagli anni trascorsi , quando questo brano mi riporta al pensiero della mia vecchia scuola superiore in quel 1986 … a quell’ultimo giorno di pioggia dove , senza che nessuno della classe avesse mai potuto sospettare niente , me ne andai per sempre .

    Del resto , a scuola come nella vita , non ho mai avuto il dubbio talento del pagliaccio , la sordida e viscida purulenza del ruffiano , l’automatica accondiscendenza per titoli o gerarchie altrui , o la ben miserevole,  e miserabile , missione di far parte di un gruppo anche a prezzo del valore della mia parola , dei miei gesti , o dei miei pensieri ..e se la conseguenza di tutto questo deve essere che il mondo ti mette alla porta , io metto tranquillamente alla porta il mondo .

    Ci sarà sempre , per comodità o per proprio limite , chi riterrà che uno status , un titolo , un fregio sia ciò che fa la persona e che sia questa l’unica e sola possibilità di portarne il valore nel mondo.. che sia l’unico metro di giudizio per se stessi e per gli altri…senza accorgersi che è un po’ come esser nati fiori e poi bearsi , invece , di essere diventati barattoli ( con l’etichetta sì , ma desolatamente vuoti  ) in un mondo di barattoli.

    Un fiore declina e sfiorisce certo ma , almeno , non arrugginirà mai .

    Di quell’ultimo giorno in quella scuola ricordo ancora il sincero stupore di qualcuno.. ed è buffo ,  ridicolmente paradossale , il fatto che certi gesti e certe parole ci siano soltanto ( o tornino ad esserci soltanto ) quando hai già il piede oltre la soglia… che certi gesti e certe parole ti vengano appoggiate addosso per trattenerti , in qualche modo , come corde quando hai già aperto l’ombrello..e te ne stai andando sotto l’acqua di un temporale d’inizio estate .

    Forse per certe persone diventi visibile solo quando la tua sagoma sparisce nella pioggia , chissà.

     

    88 – Ufo sigla telefilm

    Ufo è stato un mitico telefilm di fantascienza  dei primi anni 70 , imprescindibile per tutti coloro che sono stati bambini o ragazzi in quegli anni.

    Come ogni prodotto di intrattenimento che giunge al successo ha ispirato all’epoca molto marketing ( anche fumetti )  , ma è anche stato capace di stupire quel pubblico con invenzioni originali , con storie quasi mai banali e con effetti speciali che , ovviamente , seppur oggi letteralmente surclassati , fanno ancora la loro dignitosa figura .

    La sigla e la musica che l’accompagnava erano indimenticabili , con un mirabile gusto del ritmo musica/immagine , in anticipo perfino su molti videoclip che sarebbero comparsi solo anni più tardi.

    Ricordo quando , molto piccolo , con un gessetto cercavo di ricreare sulla lavagnetta del minuscolo banchetto in camera mia il suono dei perfidi rotori alieni , e proprio questo è ,  in assoluto ,  uno dei miei ricordi più antichi e affettuosi .

     

     

    89 - Rockets  “ Under the Sun “

    Quel che sappiamo dei Rockets  ( una delle più celebri e fragorose meteore del pop anni 70/80 ) se si eccettua il loro “ look “ passato letteralmente alla storia  della musica , e parodiato da Elio e le Storie Tese in un festival di anni fa , non è poi molto .

    Infatti non saprei adesso dire , quantificare , il loro valore musicale ..se poco o tanto.. ad intuito mi son sempre sembrati come la versione più commerciale di un ibrido … un ibrido più o meno ideale e più o meno riuscito tra il cosiddetto “ kraut rock “ e l’elettronica “ robotica “ dei Kraftwerk …poi posso anche sbagliarmi.

    Comunque sia la loro presenza in queste mie 100 canzoni più importanti ( e importanti non vuol dire le più belle in assoluto per me , ma solo quelle che per un verso o per un altro hanno un posto particolare nella mia memoria ) è perché ricordo questo brano far parte come sigla di chiusura di un festival , credo quello del 1984 .

    Rammento che questo brano ( accattivante e gradevole ) era in tv una sera , mentre io e la mia famiglia eravamo appena tornati a casa da una bella gita nel golfo di Baratti , uno splendido giorno di inverno tra mare e castelli medievali .

    E quella fu anche l’ultima gita che la mia famiglia fece … a quella giornata , per un verso o per un altro ,  non ne seguirono altre .. mai più .

    Mi rivedo ancora a scartare , in salotto , davanti alla tv , una cioccolata bianca…quasi ne posso sentire ancora sotto le dita il frusciare della pellicola argentata .

     

     

    90 - Captain Sensible “ Wot!

    Wot ! del bassista ex Damned è stata la canzone “ tormentone “ della primavera 1983 .

    Una di quelle canzoni che facevano la fortuna dei 45 giri e che , per la loro piacevolezza pop/dance , erano nate per essere passate in continuazione dalle radio.

    Una canzone , nell’ambito suo genere , praticamente perfetta e perfettamente costruita per avere successo.

    La  mia memoria mi porta qui alla fine della terza media , alle ultime feste fatte alle scuole medie , dove  , in mezzo a panini , bibite e tanta confusione ,  delle ragazzine si esibivano a ballare da sole sul ritmo di Captain Sensible.. mentre io ero assai più interessato a cercare , in qualche modo , e magari anche in maniera goffa e ingenua , di incrociare occhi che non avrei mai dimenticato..

     

    91 – Jeeg Robot d’acciaio

    Uno dei miti assoluti dei cartoni animati giapponesi , un classico irrinunciabile della prima ,  storica  , ondata delle produzioni giapponesi .

    A ragionare con freddezza oggi possiamo dire che era un anime che aveva  sì alla sua base , un buono studio della storia giapponese ( seppur ovviamente rielaborata e presa a scenario/pretesto per un prodotto di intrattenimento ) , ma che ad oggi , per disegni e situazioni , appare forse fin troppo datato..a ragionare con freddezza oggi sappiamo anche che , probabilmente ,  Jeeg nacque per marketing puro e semplice … e cioè per veicolare robot e giocattoli con l’innovazione degli agganci magnetici.

    Eppure…tutto questo sarà anche vero...però… il fascino di questo cartone ( come di tanti altri ) non può che solleticare la memoria bambina…e riportare in superficie l’ansia per quei “ componenti “ che sembravano non arrivare mai a Jeeg…il giorno passato a martirizzare mio padre perché la tv non voleva saperne di sintonizzarsi .. o l’ombrello  , bianco e rosso , che presi a mia mamma per andare a vedere da solo il film di Jeeg al cinema.. e l’uscir poi fuori , al termine della proiezione , mentre pioveva , ma tutto contento perché ero stato da solo al cinema e anche perché , ovviamente , l’eroe robot aveva vinto..

    E poi.. come si può dimenticare questa sigla , questa canzone.. celeberrima e indispensabile nella collezione musicale dei bambini di allora…ed ancora oggi oggetto di discussioni e leggende metropolitane .. ancora oggi suonata e ripresa in diverse cover.. a volte per ridere , e  a volte con vero affetto , quello che indubbiamente merita ..

     

    92 - Ivan Graziani “ Limiti ( affari d’amore ) “

    Ivan Graziani è stato , e non credo di essere in errore , uno degli autori meno seguiti e più sottovalutati dell’intera scena musicale italiana , in perenne attesa di essere scoperto davvero quando era in vita o ri-scoperto oggi .

    Questo è successo forse per incapacità  , di pubblico e critica , di riconoscergli un posto accanto ai cantautori classici…forse per non aver voluto mai scendere a facili compromessi con la capacità da cassa di risonanza della tv.. forse per aver voluto vivere la musica come mezzo principalmente per esprimersi , e il resto viverlo solo come conseguenza a questo ..chissà..resta il fatto che ha raccolto molto meno di quanto meritava.

    Se un disco come , ad esempio ,  “ Ivan Garage “ del 1990  fosse uscito col nome stampigliato in copertina di qualcun altro della scena musica italiana , recente o meno che sia , sarebbe stato subito accolto come un capolavoro , cosa che invece a Graziani nessuno si è mai sognato di riconoscere.

    “ Limiti ” mi rammenta in maniera forte l’imbarazzo per ritrovarmi all’improvviso in un posto che non era mio , e che non avrei mai potuto ,  ne voluto  , sentire mio .. per ritrovarmi all’improvviso solo , e lontano , da ogni strada che portasse all’amore .. come se ogni strada non fosse altro che una curva senza orizzonte..

     

    93 - Limahl “ Too shy “

    Ci sono canzoni che non è possibile scindere dal tempo in cui sono uscite , impossibile ( almeno per me ) immaginarmi una pop song 100% anni 80 come questa nel 1997 o nel 2005 , il legame di queste note è assolutamente indissolubile da quegli anni .

    Un brano che a sentirlo oggi , appare sì decisamente gradevole e ben fatto , ma che per le sue caratteristiche suona inevitabilmente un po’ datato , qualcosa che è rimasto troppo figlio del suo tempo .

    Il frammento di memoria che mi riporta alla mente “ Too shy “ è una lunga camminata che facemmo io e mia mamma , una mattina , ad estate 1983 , dopo essere stati da un medico ..ricordo che avevo appena preso all’edicola un romanzo della serie Urania ( mi pare“ Dark Crystal “ ) e che lo sfogliavo..mentre passeggiavamo tranquilli davanti all’assolato e silenzioso teatro romano di Volterra , mentre la polvere del vecchio campo di calcio ancora non sapeva che avrebbe fatto posto al cemento di un parcheggio

    Era una bella giornata di sole , normalissima , senza nulla di straordinario , ma che non scorderò mai , perché era profumata dal dolce silenzio di una estate nata da poco , profumata della bellezza del cuore di mia mamma .

     

    94 – Great Mazinger sigla

    Che dire di Great Mazinger che non sia da sempre , e per sempre , nell’affetto di tutti coloro che sono stati bambini in quei tempi.. un cartone che pure nella sua brevità , nel suo classico ( ma quasi mai banale ) scontro bene/male , ha fatto riflettere , commuovere e sognare ..qualcosa che ha permeato di se l’immaginario di almeno un paio di generazioni.

    Viene quasi da dire che ( e so bene di dire una esagerazione , ma provatevi a spiegarlo razionalmente ai ragazzini di allora..) senza questo anime giapponese non ci sarebbero stati gli anni 70.

    Rammento con affetto che ero molto più pronto a fare in tempo , il pomeriggio , ad aspettare l’inizio del cartone , che la mattina ad arrivare in tempo a scuola.. e questo non so proprio rimproverarmelo , anzi , ne sono proprio felice.. perché non c’è scuola che tenga…perché niente , assolutamente niente , potrà mai ripagarmi di quei momenti di attesa ..mentre alla tv partiva la pubblicità dell’Ovomaltina e subito dopo la bella , suggestiva , sigla del Grande Mazinga.. perché ricordo ancora il sole che entrava dalla finestra della cucina..lo sento ancora sulla pelle.. perché , soprattutto , niente potrà mai ripagarmi di quei momenti passati alla tv con la compagnia di mia mamma.. e niente lo potrà mai..

     

     

    95 – Pink Floyd  “ The gunner’s dream “

    Questa canzone , per me indimenticabile come il suo splendido assolo di sax , fa parte di uno degli album meno considerati in assoluto della discografia dei Pink Floyd , il meno amato di sempre ( a quanto pare ) da David Gilmour , e cioè “ The final cut “ .

    Giudicato come un album realizzato con gli scarti che non trovarono posto sul leggendario “ The Wall “ , e come una prova di forza del leader Roger Waters nei confronti del resto del gruppo , difficilmente trova posto nell’ideale discografia da portare con se su una isola deserta anche per un amante dei Floyd .

    La mia opinione è del tutto divergente , anche se sono pronto ad ammettere che nel mio , personale , giudizio su questo album pesano ciclopici motivi d’affetto.

    Sarà che “ The final cut “ è stato  , assieme a “ Thriller “ di Michael Jackson , il primo album che abbia mai comprato in vita mia.. sarà che ne acquistai la cassetta ad una bancarella del mercato assieme a mia nonna… in una fresca e piovigginosa mattina di primavera del 1983 che , a volte , nei miei sogni ,  torno a visitare spesso…sarà che quando mi misi ad ascoltarlo l’emozione che mi colpì fu grandissima , tanto che mi pareva di ascoltare qualcosa che non faceva parte di questo mondo…non lo so , non so dirlo o spiegarlo.. so soltanto che questo album e la splendida “ The gunner’s dream “ , con i suoi versi e la sua musica , abiteranno per sempre il mio cuore..

     

    96 – Michael Jackson “ Billie Jean “

    Al di là di ogni polemica o giudizio sull’artista e/o sulla persona , farei un delitto a me stesso se negassi che devo , al Michael Jackson dell’album “ Thriller “,  una sensazione che , poche volte , ho avuto la possibilità di sentire nella musica leggera .. la sensazione di essere felice mentre ascolti delle canzoni.. magari questo è stato per via del mio essere troppo giovane all’epoca.. per una sorta di ingenuità fanciullesca.. eppure così è stato davvero .

    La sensazione di essere felice mentre ascoltavo  “ Human nature “ sotto il grande albero del giardino di casa mia , tra il sole che occhieggiava in mezzo alle fronde e il lieve profumo dei fiori , farà sempre parte della mia pelle...e proprio questa sensazione.. è il vestito che ogni tanto piace alla mia anima di indossare ancora oggi .. quando il buio si avvicina troppo.

    “ Billie Jean “ è una di quelle canzoni che , all’epoca ( assieme al relativo , indimenticabile , video ) non mi sarei mai stancato di sentire… ogni volta , ad ogni ascolto ,  pareva nuova .. proprio come , forse , l’ingenua  , ma dolce e irrinunciabile , capacità di ogni adolescente di essere sempre se stesso e sempre nuovo .

     

    97 - Battiato “ Il re del mondo “

    Questo è uno dei brani , forse , meno noti in assoluto di Franco Battiato  ma  , almeno per me ,  per il mio sentire ,  è una delle canzoni più belle che il cantautore siciliano abbia mai fatto.

    Criptica , con un senso sottile del mito ( l’Agarthi ) e della storia , malinconica...semplicemente splendida sia nella versione del 1979 che in quella , forse più elettronica , contenuta in “ Mondi Lontanissimi “ del 1985 .

    Il ricordo qui è legato a pomeriggi d’estate passati in penombra , lontani dal clamore più bruciante del sole.. ma è legato anche ad altri eventi , ad altri tempi ( assai meno lieti ) quando , anni dopo lo sfiorire di quelle estati , mi ritrovai invece in autunni dal vento freddo e solitario .. dove era necessario spaccare a mani nude  il cuore di sasso del mondo per trovare un po’ di calore..

     

    98 - Lucio Dalla “ Washington “

    “ Washington “ a mio parere non è una delle più belle canzoni di Lucio Dalla  perché ,  pur con un ironico e intelligente non sense , pur molto gradevole da ascoltare e in linea col pop italiano ( e non solo ) di metà anni 80 , non può reggere il confronto con altri , autentici , capolavori ( per esempio potrei citare “Com’è profondo il mare “ ) .

    Ma questa è comunque una canzone per me veramente particolare e storica , una canzone che ogni volta non può che suscitarmi un brivido.. la sentii ad una radio , rimasto solo in un silenzioso dopocena ,  nella “dependance “ di una grande villa sul mare nel giugno 1986… ancora posso sentire l’inquietudine che avvertivo in me in quei momenti… in quella attesa di qualcosa che avrebbe cambiato ancora una volta la mia vita e ancora una volta in pochi giorni.. posso ancora avvertire il buio del parco che stringeva da vicino ogni nota.. ancora sentire il rumore dei passi dei miei genitori sulla ghiaia del sentiero.. mentre  Dalla cantava di occhi a mandorla e di voli lontani..

     

    99 - Sting “ Moon over Bourbon Street “

    Tra i libri che conservo tuttora dei primi anni della scuola superiore , in mezzo a quella pagine un po’ sdrucite e scarabocchiate , fa sempre bella mostra di se la fotocopia di alcuni testi dell’ex Police e , tra di loro , anche  di questa bella , e particolare , canzone .

    Quella fotocopia era il tentativo , da parte di un professore d’inglese , di avvicinare una classe allo studio .. forse non colse esattamente nel segno come avrebbe voluto nelle sue intenzioni originarie , ma è certo che , almeno , riuscì a far scoprire a più di uno studente delle canzoni molto belle.

    “ Moon over.. “ è canzone forse un po’ prolissa e verbosa , anche un po’ teatrale se vogliamo , ma la sua bellezza e il suo fascino erano , e restano , indiscutibili .

    Qui la memoria corre ad adolescenziali pomeriggi passati a fantasticare di vampiri o licantropi innamorati , sull’ululato che si coglie alla fine del brano , ma anche alla serena attesa della primavera , di quella primavera che avrebbe di nuovo colorato d’azzurro e di morbido vento le antiche mura della mia città .

     

     

    100 - Anderson , Bruford , Wakeman & Howe ( Yes ) “ Brother of mine “

    Mentre la musica inizia a prendere strade sempre più ramificate , e il grunge si appresta di lì a poco a seppellire ( o  , comunque ,  a ridimensionare notevolmente almeno a livello di massa e di impatto sui mass media ) il pop/ metal e il pop da classifica per come era conosciuto negli anni 80 , alcuni componenti storici di una della band mito del progressive più classico , gli Yes , pubblicano un nel 1989 un disco..” A.B.W & H “.

    Disco davvero pregevole e di una coerenza , con la loro precedente storia musicale , che seppur non perfetta fa comunque sembrare il loro album un prodotto , suonato e scritto , in un'altra epoca.

    Per annosi litigi , e questioni di diritti , con alcuni componenti rimasti al di fuori di questo progetto , non poterono usare il loro nome storico , ma soltanto firmarsi con i rispettivi cognomi .

    “ Brother of mine “ è un po’ la canzone simbolo di questo album.. lunga ( chi non ama il progressive classico la definirebbe “ ampollosa “ ) ma con momenti davvero emozionanti e suggestivi , per un sentito , spesso vibrante , connubio tra musica e parole , un testo che ritengo bellissimo , assolutamente da leggere.

    Il mio ricordo legato a questa canzone è quello di una vacanza in montagna , una vacanza  non del tutto riuscita e non del tutto felice , un po’ grigia in verità  .

    Ma che resta , e resterà per sempre , in me per essere stata l’ultima volta nella quale ho potuto vivere , condividere  , spazi e tempi con persone che non ci sono più da tanto tempo..e ascoltare “ Brother of mine “  , con la sua musica , e le sue parole .. riesce sempre , in un modo che non mi è facile spiegare , a rendere ogni cosa sempre viva e presente nel mio animo.

    Perché questo è l’inafferrabile , inarrivabile , segreto della musica… e non importa se musica bella o brutta… importa solo che abbia messo un battito in più nel tuo cuore ..

     

    LouSedgwick 2009